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Mi è capitato, nella mia esperienza professionale, di assistere a tavoli ovali imbarazzanti, con gente che avrebbe dovuto e potuto al massimo occuparsi del giardino e invece era lì, incravattata, a tracciare schemi come se il raffinato e parvenu mondo del business non avesse per loro alcun segreto. Quando capita di incontrare gente seria, invece, spesso ci si diverte pure. E lo si capisce dal ritmo. Se ci si annoia, se non è un ambiente stimolante, significa che al tavolo stanno seduti dei maniscalchi vestiti bene. Se invece il ritmo è alto, ci si diverte, si ride molto e si è concentrati, probabilmente si sta parlando con manager illuminati. 
Una mattina mi presentai nella club house del mio vecchio golf club, determinato a bere un caffè e giocare il miglior golf della mia vita. Quando entrai vidi il segretario illuminarsi: "Per fortuna sei arrivato! C'è là un Signore americano, che vuole fare 18 buche, ma qui nessuno parla inglese. Ci giochi tu?". Accettai molto volentieri. Era un ometto di media statura, molto simpatico e sorridente. Mi parlò del suo business, e di come fosse fiducioso, ottimista: ci vedeva grandi potenzialità. E si trovava lì perché voleva aprire la sede italiana, proprio a pochi chilometri. Così, tra un avvocato e l'altro, si era ritagliato una mattina per il golf. Aveva gli occhi vivaci come quelli di un bambino e, benché non sapessi niente del suo settore, mi convinsi che un tale entusiasmo non poteva che essere premiato dai fatti. Dopo aver giocato, fatto una doccia e bevuto un altro caffè, prese un fogliettino a quadretti, una biro BIC azzurra, e mi scrisse il suo nome e il suo cellulare: "Casomai capitassi dalle mie parti, negli USA". Lo guardai di sfuggita, c'era scritto Jeff Bezos, un numero di telefono americano, e il nome dell'azienda, all'epoca semisconosciuta, tanto che pensavo fosse una sorta di casa editrice online: Amazon. Lo buttai lavando i calzoni, dopo qualche giorno. 
Un'altra volta, in Belgio, mi fecero entrare in usa grande sala, con un tavolo molto lungo, attorno al quale erano sedute persone molto eleganti, che ridevano e bevevano caffè, versandolo da alcuni thermos che occupavano il centro del tavolo. Quando entrai si alzarono, mi sorrisero, mi tesero la mano, mi porsero una tazza bianca tiepida e mi chiesero di accomodarmi e di spiegare loro i dettagli della mia proposta. Avevano uno sguardo tagliente, quasi beffardo, accoglievano ogni mia proposta con sardonica esagerazione. A un tratto la porta si spalancò e sull'uscio apparve un uomo molto grasso, rubizzo, con i capelli bianchi e le tempie spianate. Nella sala calò un gelo di vero terrore. Pensai che doveva essere uno molto temuto. Si sedette a capotavola, un ragazzotto rasato gli si accostò con grande deferenza e gli sussurrò all'orecchio quello che doveva essere un riassunto di quanto discusso fino a quel momento. Poi si rimise sull'attenti, come se lo avessero inamidato con l'apretto. Il vecchio grasso mi fissò con due occhietti azzurri appuntiti e, con una voce metallica, mi chiese: "Perché dovrei fidarmi degli italiani? Noi siamo un gruppo enorme, abbiamo migliaia di ingegneri. Dammi una sola ragione per cui dovrei accettare la tua proposta e impelagarmi con degli italiani, di cui non mi fido!". In effetti quel suo approccio mi mise in difficoltà. Per quasi 7 secondi. Poi mi riscossi, gli sorrisi, passai rapidamente lo sguardo sulle belle statuine eleganti, che lentamente stavano riprendendo colore e ghigno d'ordinanza, e gli dissi: "Perché se mette dieci crucchi e dieci italiani in una stanza chiusa, senza porte né finestre, probabilmente ne escono prima i dieci crucchi. Però se mette un italiano e un crucco in una stanza chiusa, senza porte né finestre, ne esce prima l'italiano, e il crucco resta in mutande!". I signorotti erano come di sale, sembravano statue sul punto di implodere, il terrore si impossessò dei loro occhi e li dilatò fino quasi a scoppiare. Il vecchio non smetteva di fissarmi con fare minaccioso. Passarono 10 interminabili secondi. Poi, tossendo, scoppiò in una risata incontenibile, quasi soffocava. Aveva tutti gli altri attorno a porgergli bicchieri d'acqua, a sorreggergli le braccia. Li mandò tutti a cuccia con un gesto, tirò il fiato e mi disse: "Il lavoro è vostro! Lei ha ragione!". 
Non conta quanto ci si prende sul serio, ma quanto si è seri! Non conta quel che si vuole dimostrare di valere, ma quanto si vale e, ancor più importante, quanto si è consapevoli di valere! Quando si commenta una notizia, non si è migliori di un altro solo perché si finge di sapere. Non è una gara a chi sa di più, ma a chi dà di più! Scrivere tutto e il contrario di tutto non è da grandi geni, ma da incapaci! 
Questa lunghissima, logorroica premessa, mi serve per declinare socratianamente un concetto: io, Andrea Bricchi, so di non sapere! Io, Andrea Bricchi, non ho, né cerco, informazioni di prima mano. Ho due possibilità: aspetto che un fatto sia confermato e scrivo la mia opinione su di esso, o (e lo faccio quasi esclusivamente per tre settimane, in questa fase così calda e divertente di calciomercato) raccolgo tutte le notizie dalle vetrine, pubbliche, in cui vengono affisse, mi faccio un'idea che abbia un senso, un equilibrio, e la scrivo. Quindi non pretendo di sapere cosa succederà, ma semplicemente di trovare, come direbbe Frate Jorge, una mera, costante e sublime, ricapitolazione! 
Nel delicato affaire sull'asse Juventus - Milan tutti hanno da guadagnarci. E quindi penso che si farà qualcosa di molto interessante per ciascuna delle parti in causa. Non so se possa essere Bonucci per Caldara o Higuain o chicchessia. Però penso che sarà molto interessante, per tutti. 
Mentre sul fronte societario, lato Milan, oggi ho appena discusse telefonicamente con persone molto simpatiche e, se possibile, sono ancora più ottimista. Ma non vi dirò perché, nemmeno sotto tortura. E comunque non servirebbe. Sappiate semplicemente che sono convinto che, fra poche settimane, saremo tutti molto soddisfatti, persino più del previsto. 
Non è mai questione di sapere, ma di capire. E capire non è scontato. L'etimologia della parola "intelligenza" deriva dal latino "intus legere", cioè leggere in profondità, nelle cose. Vi auguro questo: di avere sempre l'intelligenza di porvi non come chi sa già tutto e non si aspetta niente di diverso, ma come chi non sa e vuole capire, vuole leggere la situazione, in profondità. Il rischio di sbagliare c'è sempre, come c'è sempre la possibilità di ammetterlo, senza doversi vergognare di niente. Però la vera domanda che dovete farvi, per convincervi di quel che ho appena scritto è tanto semplice quanto pratica: cosa avete da perdere? 
In alternativa potete guardare un film e leggere il riassunto serale del vostro insider preferito. 
E qualunque cosa facciate, fatela con un sorriso. 
                                                                    Andrea Bricchi. 
 
Prossimamente
  • Golf for charity
    Cena di gala a favore di Save the Children, Casttell'Arquato Golf Club
    9 Giugno
    2018
Pierluigi Bricchi per i bambini
“I bambini rappresentano il nostro futuro,
sono quelli più fragili, che hanno più bisogno d’aiuto
e, allo stesso tempo, quelli che ti possono aiutare di più.
Il loro è un mondo fatto di sorrisi e cose immense,
colorate, allegre e divertenti.
E’ un mondo in cui si litiga e poi si fa subito la pace.
Dovremmo imparare da loro come si tratta con le persone.
A mio padre stava particolarmente a cuore il benessere dei bambini,
non sopportava che li trattasse con prepotenza o approfittasse di loro.
Per questo abbiamo dato all’associazione il nome di mio padre, Pierluigi".
Golf for Charity Italia
"Ho una grande passione per il golf e sempre meno tempo per praticare.
Golf for Charity Italia nasce come scusa perfetta per aiutare i bambini
divertendomi. In questi anni ho avuto la possibilità di conoscere
molti amici, tra cui personaggi famosi,
così ho pensato di coinvolgerli, insieme a tutte le persone
che vorranno unirsi a noi,
per una giornata di golf, divertimento e solidarietà".
Amici del Tempio
L'associazione "Amici del Tempio" è stata fondata
in 1946, per volere di Mons. Aristide Conti, con l'aiuto di qualche
migliaio di cittadini "castellani", che uscivano
da un periodo di guerra e grave difficoltà.
In tutti questi anni hanno portato avanti questa associazione spinti dall'amore per le bellezze della
Chiesa Maggiore di Castel San Giovanni.
Oggi abbiamo deciso di modernizzarla e strutturarne gli sforzi per continuare
a preservare e a promuovere l'arte e la cultura legate a questa meravigliosa Chiesa.